anima
19-04-2003, 15.46.24
A volte spengo la luce ed accendo una candela. Amo la penombra. Mi concentro sull'anima tremolante, finché il candore caldo non mi costringe a distogliere lo sguardo. Arriva tepore flebile e precario, fiammella temporanea di un giorno trascorso. Congiungo le mani attorno al fuoco, il riflesso si concentra sul soffitto, la luce sembra filtrare dalle dita. Riparo e modello il gioco della combustione. Soffio piano per smorzare momentaneamente quell'unica prospettiva della stanza. La finestra è alle mie spalle ma il vetro è celato dal drappo nero dell'ombra più scura.
Una sola candela non basta per darmi agio, per permettermi di spostarmi con facilità anche in questi metri quadrati che conosco da sempre. Perdo repentinamente il senso dello spazio e mi rendo conto solo ora di essere vincolata dal vuoto.
Ne ho sempre avuto paura. Non sto parlando degli incubi, dei mostri da scacciare con una lampada accesa accanto al letto, mi sento dentro qualcosa che rimbomba, un ritornello macinato troppe volte.
Sono immobile nel vuoto.
Eccomi: bambola di cera, una cadela umana che si consuma con i respiri bloccati in gola per tutti i passi non fatti, raggelati dentro quell'apnea senza appoggi.
Non é colpa mia, non ho potere su qualcosa che mi manca. Gocciolano sulla mia mano lacrime di candela e subito si raddensano.Cerco con il braccio teso di arrivare al muro, seguo il profilo di ciò che mi circonda, spingo il pulsante.
La stanza si accende: mobili, sedia, tavolo, libri. Come prima.
Voglio consumarmi di fatica, di corse e balli.
Anche la ballerina di un carillon, a modo suo, danza.
ciao,
anima
Una sola candela non basta per darmi agio, per permettermi di spostarmi con facilità anche in questi metri quadrati che conosco da sempre. Perdo repentinamente il senso dello spazio e mi rendo conto solo ora di essere vincolata dal vuoto.
Ne ho sempre avuto paura. Non sto parlando degli incubi, dei mostri da scacciare con una lampada accesa accanto al letto, mi sento dentro qualcosa che rimbomba, un ritornello macinato troppe volte.
Sono immobile nel vuoto.
Eccomi: bambola di cera, una cadela umana che si consuma con i respiri bloccati in gola per tutti i passi non fatti, raggelati dentro quell'apnea senza appoggi.
Non é colpa mia, non ho potere su qualcosa che mi manca. Gocciolano sulla mia mano lacrime di candela e subito si raddensano.Cerco con il braccio teso di arrivare al muro, seguo il profilo di ciò che mi circonda, spingo il pulsante.
La stanza si accende: mobili, sedia, tavolo, libri. Come prima.
Voglio consumarmi di fatica, di corse e balli.
Anche la ballerina di un carillon, a modo suo, danza.
ciao,
anima